| NOTA: perché “Tipo” e non “Categoria”? Quando si parla di barriere fotoelettriche e di laser scanner di sicurezza normalmente ci si riferisce al loro “tipo” e non alla loro “categoria” di sicurezza. Per gli altri dispositivi elettronici di protezione, invece, si usa il termine “categoria”. Questa distinzione è dovuta alla norma internazionale IEC 61496, in cui viene introdotto il concetto di “tipo” per definire il Livello di sicurezza dei dispositivi optoelettronici di protezione. In pratica, il “tipo” aggiunge dei requisiti sostanzialmente di tipo ottico a quei requisiti che, per i dispositivi puramente elettronici, sono definiti dalla “categoria”. Perciò, una barriera per esempio di tipo 2 sarà una barriera conforme ai requisiti previsti per l’elettronica di categoria 2 e in più i cui raggi avranno determinate caratteristiche, tra cui un certo angolo di apertura, una certa immunità alle interferenze ottiche, e così via. Lo stesso vale per le barriere di tipo 4 e per i laser scanner di tipo 3. |
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| CONDIZIONI PER L’IMPIEGO Perché le protezioni fotoelettriche di sicurezza siano efficaci è necessario verificare che: • Il comando della macchina sia controllabile elettricamente. • Sia possibile interrompere prontamente il movimento pericoloso della macchina. In particolare è importante conoscere il tempo di arresto della macchina per distanziare correttamente la barriera. • Il tempo impiegato per raggiungere il punto di pericolo sia superiore al tempo necessario per arrestare il movimento pericoloso. • La macchina non generi pericoli dovuti alla proiezione o alla caduta dall’alto di materiali. In tal caso prevedere protezioni aggiuntive di tipo meccanico. • La dimensione minima dell’oggetto da rilevare sia uguale o superiore alla risoluzione della barriera prescelta. |
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